
Tra tutte le carte dei Tarocchi, quella dell’appeso mi ha sempre affascinato particolarmente, fino a determinare il nome stesso del mio progetto musicale. Non si tratta di una carta dinamica, che esplica un’azione concreta e diretta: è piuttosto una carta riflessiva, condizionata forse da una punizione – stare appesi a testa in giù, legati a una trave – o forse, chissà, a un metodo un po’ “estremo” di meditazione, al fine di osservare il mondo da una prospettiva del tutto insolita.
L’appeso, anche detto da alcune tradizioni tarotistiche l’impiccato, viene da taluni associato alla figura di Odino, il quale dovette rimanere legato a testa in giù all’albero cosmico Yggdrasill per nove notti consecutive per ottenere la conoscenza arcana delle rune. Odino, ferito dalla propria lancia, rimase così, senza cibo e senza acqua, sospeso tra la vita e la morte.
Il dio norreno compì un rito iniziatico di auto-sacrificio, restando a testa in giù per rovesciare l’ordine normale: il mondo appare molto diverso guardandolo da quella prospettiva, i capisaldi sui quali basiamo le nostre abitudini vengono messi in discussione, e tutto va riesaminato e rivalutato.
E’ un po’ questo il senso dell’Appeso: mettersi in discussione, mettere in discussione il mondo che ci circonda, e approdare a una dimensione più autentica e genuina, più vera, nella quale poterci sentire finalmente parte integrante di un processo di evoluzione.
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